Così Casini sul Corriere prepara il ritorno all’ineffettualità della politica
Riproduciamo l'intervista a Pier Ferdinando Casini apparsa sul Corriere della Sera di oggi 4 Novembre "C’è un aspetto positivo, in questa ora drammatica: per tutti è giunto il momento della verità. Si gioca a carte scoperte. Quando il capo dello Stato verifica che “forze di opposizione considerano necessaria una nuova compagine di governo su basi più ampie”, per me questo è il dato più rilevante politicamente.
16 AGO 20

Riproduciamo l'intervista a Pier Ferdinando Casini apparsa sul Corriere della Sera di oggi 4 Novembre
"C’è un aspetto positivo, in questa ora drammatica: per tutti è giunto il momento della verità. Si gioca a carte scoperte. Quando il capo dello Stato verifica che “forze di opposizione considerano necessaria una nuova compagine di governo su basi più ampie”, per me questo è il dato più rilevante politicamente. Perché significa che non c’è un partito del ribaltone, non c’è una parte del Parlamento unita solo dall’antiberlusconismo. Qui c’è una parte sempre più ampia della politica che ha la consapevolezza che sono necessarie ricette impopolari e che questa sfida non può essere affrontata con un governo del 51%. E' una questione immensa, che coinvolge anche l’identità e le prospettive del Pdl. Se il Pdl vuole essere un riferimento importante del Partito popolare europeo, non può scavare trincee a difesa di un esistente che all’evidenza non è più in grado di affrontare la situazione".
Presidente Casini, il segretario del Pdl la accusa di voler lanciare un’opa sul suo partito.
"Se anche lo facessi, è quello che da dieci anni almeno cerca di fare sull’Udc il presidente del Consiglio. Ma credo che oggi l’opa sul Pdl non servirebbe a nulla. Non ha senso contendersi la guida di una nave che sta andando a sbattere contro gli scogli. Il primo problema mio, di Alfano, di Bersani, se vogliamo avere prospettive, è salvare l’Italia; ciascuno facendo un passo indietro, se necessario, ma dando una disponibilità a salvare il Paese".
Sta dicendo che occorre un governo di grande coalizione?
"Sì. E la ragione è la stessa per cui paradossalmente Berlusconi non ha voluto fare il decreto con la patrimoniale in queste ore: essendoci sullo sfondo le elezioni, chi me lo fa fare? Ma, a forza di “chi me lo fa fare”, lo spread sui titoli tedeschi, francesi e pure su quelli spagnoli aumenta ogni giorno. Qui non c’è una contesa tra Berlusconi e il sottoscritto, che oltretutto sarebbe una contesa impari. Berlusconi ha fatto la sua strada. Ha governato, con qualche interruzione, per un ventennio. Sarà la storia a giudicarlo. Io ho le mie opinioni, che sono risapute. Ma non mi interessa oggi fare sfoggio di opinioni. Mi interessano le scelte impopolari e condivise. Solo così la politica si riscatterà. Altrimenti finiremo per essere sommersi tutti con Berlusconi. E non saranno certo le ricette di qualche improvvisato a salvare il Paese".
Allude a Renzi?
"Non alludo a nessuno. Credo che Renzi interpreti una sensibilità molto diffusa. È un uomo politico, e meno male che c’è qualcuno che la interpreta. C’è bisogno anche di lui, come dei tanti amministratori di enti locali che oggi devono tagliare i servizi pubblici per i cittadini. Nella confusione, nella convulsione, nella difficoltà di queste ore, io ho la serenità che mi deriva dalla convinzione di fare una cosa giusta per l’Italia. Non mi interessa neanche ricordare “io l’avevo detto”, perché l’orgoglio va messo da parte. Bisogna guardare la sostanza: abbiamo una gigantesca questione finanziaria, sintetizzata negli spread, connessa alla mancanza di credibilità del governo; e abbiamo una questione economica e sociale ancora più grande, connessa al fatto che un Paese grande come il nostro, con un debito pubblico enorme, non cresce, perde posti di lavoro, vive un esodo silenzioso ma massiccio dei giovani verso altri Paesi. Esattamente le caratteristiche che abbiamo riscontrato anni fa nei Paesi del terzo mondo".
Lei crede davvero che ci siano le condizioni per la grande coalizione?
"Oggi è la politica che deve dimostrare di mettere da parte gli interessi personali e i risentimenti, anche verso Berlusconi. Credo che tra i vari beneficiati da un nuovo governo di responsabilità nazionale ci sarà anche lui. La sua resistenza irragionevole complicherebbe solo i problemi, e dimostrerebbe al Paese che tutta questa avventura era finalizzata a una corsa solitaria. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che, nonostante le nomine di ministri, viceministri, sottosegretari, una parte sempre più ampia del Pdl comincia a dire queste cose. Compresi molti parlamentari che per il momento votano ancora a favore del governo».
Allora ha ragione Alfano a paventare un complotto?
«Di quale complotto parliamo? Sarebbe un autocomplotto. Certo non potrei essere accusato di complottare io, che sono all’opposizione da quattro anni, o Bersani, o Fini, un complotto se lo fa da sé il governo, quando Calderoli dice all’uscita del Consiglio dei ministri cose peggiori di quelle che direbbe l’opposizione».
Ma un nuovo esecutivo di larghe intese si potrebbe mai fare senza l’assenso di Berlusconi?
«Finita questa esibizione muscolare, inutile e anzi controproducente, il Pdl sarà costretto a ragionare; e se non ragionerà col senso dello Stato, come deve fare la forza di maggioranza relativa, finirà per produrre l’autodissoluzione. Capire che la ragione sociale di una forza politica non può esaurirsi nella difesa di una persona è nell’interesse del Pdl, se vuoi continuare ad avere quello spazio che solo gli elettori possono togliergli. È vero che i sondaggi non vanno più di moda, da quando il premier non li evoca più; ma anche se la competizione elettorale ridurrà le distanze, la tendenza mi pa. re ormai segnata. Tutto il resto ci sta. Ci sta pure che i leader europei abbiano a cuore prima i loro Paesi, poi l’Europa, infine l’Italia, e che sotto i baffi ridacchino. Siamo noi che non dobbiamo offrire ragioni per ridacchiare sull’Italia».
Se invece si andasse a votare, voi andreste da soli? O è possibile l’alleanza tra moderati e progressisti che vi offre Bersani?
«Il terzo polo ha la sua identità e la sua consistenza, misurata da tutti i sondaggi, e secondo me può diventare un terreno idoneo a una convergenza più ampia con tante forze della società civile oggi estranee alla politica. Ma in caso di elezioni anticipate la nostra forza sarebbe quella di costringere il vincitore a venire a patti. Non ci interessa lucrare sul 51% degli uni o degli altri, per avere una rendita di posizione. Ci interessa servire il Paese. Se la grande coalizione serve oggi, a maggior ragione servirebbe dopo tre mesi di campagna elettorale, che inevitabilmente aggraverebbero solo la situazione».
Sta dicendo che tanto vale farla subito, l’alleanza?
«Certo. Perdere tempo sarebbe vano e dannoso. Anche Berlusconi dice che chiedere le elezioni anticipate sarebbe pura irresponsabilità; e non credo che lo sia solo quando non le chiede lui. Nel Pdl si dice che bisogna evitare un governo tecnico. Ma nessuno l’ha proposto. Un governo tecnico si ha quando i politici si tirano indietro e appaltano ai tecnici la risoluzione dei problemi. Io propongo, all’opposto, una grande operazione politica, che faccia appello a personalità autorevoli e tecnicamente competenti. Qui non c’è il commissariamento della politica; c’è il sublimare la politica per quello che dovrebbe essere, una cosa nobile, che va oltre le sigle».
Chi potrebbe guidarla?
«Il momento è troppo delicato per pronunciarsi su decisioni di competenza esclusiva del capo dello Stato. Il timoniere è buono. Ci affidiamo a Napolitano a scatola chiusa».
L’ex coordinatore Goffredo Bettini suggerisce al Pd di candidare a Palazzo Chigi lei.
«Non voglio essere mieloso e dire che non mi ha fatto piacere. Fa piacere essere stimati da un uomo intelligente come Bettini. Ma io non ho mai cercato candidature, né mai le cercherò. Credo che questi anni abbiano dimostrato che non sono alla ricerca di cariche. Ti puoi candidare a presidente dell’Udc. Ma ci sono posti per cui non ci si candida; ci si va, se si è chiamati».
Un quotidiano le attribuisce la proposta di coinvolgere nel nuovo governo i leader di partito.
«Non ne ho mai parlato, non ci ho mai pensato. Non sono solito ragionare su ipotesi prima che si verifichino. Detto questo, ci sono ministri del governo Berlusconi che hanno un consenso al di là della loro coalizione; non si vede perché non dovrebbero continuare. Non mi pare il momento di liste di proscrizione».
Il suo progetto è andare oltre l’Udc e fondare il partito della nazione
«Sì, la mia ambizione è aprire un processo nuovo, diverso. Alfano mi attribuisce “l’idea strana” di un contenitore che tenga insieme laici e cattolici. Ma non c’è bisogno di fare gossip politico: questo è il nostro progetto da mesi. Non si tratta di fare la plastica facciale all’Udc, ma di costruire una forza più ampia, a cui ognuno mette la sua pietra».
Compreso Fini?
«È l’obbiettivo del terzo polo. C’è chi pensa a un restyling. Noi vogliamo fare qualcosa di sostanza. Certo non si fonda un partito nuovo dal mattino alla sera, non posso mica salire su un predellino a dire che non esiste più l’Udc. Ci sono processi democratici da seguire».
E Montezemolo?
«Tutti gli esponenti della società civile, se hanno la determinazione di dare il loro contributo ajla politica, non possono che essere benvenuti. Coloro che nella politica si scandalizzano o si spaventano per possibili nuovi arrivi dimostrano straordinaria debolezza. Se ce ne fossero dieci, di Montezemolo, sarebbe l’ideale. Mi auguro che vengano nel terzo polo. Ma se anche volessero correre da soli o andare in altri partiti, compreso il Pdl, sarebbe un fatto positivo. Mi pare difficile che si scandalizzi chi agli esordi ha fatto del coinvolgimento di uomini della società civile la propria bandiera».
Presidente Casini, il segretario del Pdl la accusa di voler lanciare un’opa sul suo partito.
"Se anche lo facessi, è quello che da dieci anni almeno cerca di fare sull’Udc il presidente del Consiglio. Ma credo che oggi l’opa sul Pdl non servirebbe a nulla. Non ha senso contendersi la guida di una nave che sta andando a sbattere contro gli scogli. Il primo problema mio, di Alfano, di Bersani, se vogliamo avere prospettive, è salvare l’Italia; ciascuno facendo un passo indietro, se necessario, ma dando una disponibilità a salvare il Paese".
Sta dicendo che occorre un governo di grande coalizione?
"Sì. E la ragione è la stessa per cui paradossalmente Berlusconi non ha voluto fare il decreto con la patrimoniale in queste ore: essendoci sullo sfondo le elezioni, chi me lo fa fare? Ma, a forza di “chi me lo fa fare”, lo spread sui titoli tedeschi, francesi e pure su quelli spagnoli aumenta ogni giorno. Qui non c’è una contesa tra Berlusconi e il sottoscritto, che oltretutto sarebbe una contesa impari. Berlusconi ha fatto la sua strada. Ha governato, con qualche interruzione, per un ventennio. Sarà la storia a giudicarlo. Io ho le mie opinioni, che sono risapute. Ma non mi interessa oggi fare sfoggio di opinioni. Mi interessano le scelte impopolari e condivise. Solo così la politica si riscatterà. Altrimenti finiremo per essere sommersi tutti con Berlusconi. E non saranno certo le ricette di qualche improvvisato a salvare il Paese".
Allude a Renzi?
"Non alludo a nessuno. Credo che Renzi interpreti una sensibilità molto diffusa. È un uomo politico, e meno male che c’è qualcuno che la interpreta. C’è bisogno anche di lui, come dei tanti amministratori di enti locali che oggi devono tagliare i servizi pubblici per i cittadini. Nella confusione, nella convulsione, nella difficoltà di queste ore, io ho la serenità che mi deriva dalla convinzione di fare una cosa giusta per l’Italia. Non mi interessa neanche ricordare “io l’avevo detto”, perché l’orgoglio va messo da parte. Bisogna guardare la sostanza: abbiamo una gigantesca questione finanziaria, sintetizzata negli spread, connessa alla mancanza di credibilità del governo; e abbiamo una questione economica e sociale ancora più grande, connessa al fatto che un Paese grande come il nostro, con un debito pubblico enorme, non cresce, perde posti di lavoro, vive un esodo silenzioso ma massiccio dei giovani verso altri Paesi. Esattamente le caratteristiche che abbiamo riscontrato anni fa nei Paesi del terzo mondo".
Lei crede davvero che ci siano le condizioni per la grande coalizione?
"Oggi è la politica che deve dimostrare di mettere da parte gli interessi personali e i risentimenti, anche verso Berlusconi. Credo che tra i vari beneficiati da un nuovo governo di responsabilità nazionale ci sarà anche lui. La sua resistenza irragionevole complicherebbe solo i problemi, e dimostrerebbe al Paese che tutta questa avventura era finalizzata a una corsa solitaria. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che, nonostante le nomine di ministri, viceministri, sottosegretari, una parte sempre più ampia del Pdl comincia a dire queste cose. Compresi molti parlamentari che per il momento votano ancora a favore del governo».
Allora ha ragione Alfano a paventare un complotto?
«Di quale complotto parliamo? Sarebbe un autocomplotto. Certo non potrei essere accusato di complottare io, che sono all’opposizione da quattro anni, o Bersani, o Fini, un complotto se lo fa da sé il governo, quando Calderoli dice all’uscita del Consiglio dei ministri cose peggiori di quelle che direbbe l’opposizione».
Ma un nuovo esecutivo di larghe intese si potrebbe mai fare senza l’assenso di Berlusconi?
«Finita questa esibizione muscolare, inutile e anzi controproducente, il Pdl sarà costretto a ragionare; e se non ragionerà col senso dello Stato, come deve fare la forza di maggioranza relativa, finirà per produrre l’autodissoluzione. Capire che la ragione sociale di una forza politica non può esaurirsi nella difesa di una persona è nell’interesse del Pdl, se vuoi continuare ad avere quello spazio che solo gli elettori possono togliergli. È vero che i sondaggi non vanno più di moda, da quando il premier non li evoca più; ma anche se la competizione elettorale ridurrà le distanze, la tendenza mi pa. re ormai segnata. Tutto il resto ci sta. Ci sta pure che i leader europei abbiano a cuore prima i loro Paesi, poi l’Europa, infine l’Italia, e che sotto i baffi ridacchino. Siamo noi che non dobbiamo offrire ragioni per ridacchiare sull’Italia».
Se invece si andasse a votare, voi andreste da soli? O è possibile l’alleanza tra moderati e progressisti che vi offre Bersani?
«Il terzo polo ha la sua identità e la sua consistenza, misurata da tutti i sondaggi, e secondo me può diventare un terreno idoneo a una convergenza più ampia con tante forze della società civile oggi estranee alla politica. Ma in caso di elezioni anticipate la nostra forza sarebbe quella di costringere il vincitore a venire a patti. Non ci interessa lucrare sul 51% degli uni o degli altri, per avere una rendita di posizione. Ci interessa servire il Paese. Se la grande coalizione serve oggi, a maggior ragione servirebbe dopo tre mesi di campagna elettorale, che inevitabilmente aggraverebbero solo la situazione».
Sta dicendo che tanto vale farla subito, l’alleanza?
«Certo. Perdere tempo sarebbe vano e dannoso. Anche Berlusconi dice che chiedere le elezioni anticipate sarebbe pura irresponsabilità; e non credo che lo sia solo quando non le chiede lui. Nel Pdl si dice che bisogna evitare un governo tecnico. Ma nessuno l’ha proposto. Un governo tecnico si ha quando i politici si tirano indietro e appaltano ai tecnici la risoluzione dei problemi. Io propongo, all’opposto, una grande operazione politica, che faccia appello a personalità autorevoli e tecnicamente competenti. Qui non c’è il commissariamento della politica; c’è il sublimare la politica per quello che dovrebbe essere, una cosa nobile, che va oltre le sigle».
Chi potrebbe guidarla?
«Il momento è troppo delicato per pronunciarsi su decisioni di competenza esclusiva del capo dello Stato. Il timoniere è buono. Ci affidiamo a Napolitano a scatola chiusa».
L’ex coordinatore Goffredo Bettini suggerisce al Pd di candidare a Palazzo Chigi lei.
«Non voglio essere mieloso e dire che non mi ha fatto piacere. Fa piacere essere stimati da un uomo intelligente come Bettini. Ma io non ho mai cercato candidature, né mai le cercherò. Credo che questi anni abbiano dimostrato che non sono alla ricerca di cariche. Ti puoi candidare a presidente dell’Udc. Ma ci sono posti per cui non ci si candida; ci si va, se si è chiamati».
Un quotidiano le attribuisce la proposta di coinvolgere nel nuovo governo i leader di partito.
«Non ne ho mai parlato, non ci ho mai pensato. Non sono solito ragionare su ipotesi prima che si verifichino. Detto questo, ci sono ministri del governo Berlusconi che hanno un consenso al di là della loro coalizione; non si vede perché non dovrebbero continuare. Non mi pare il momento di liste di proscrizione».
Il suo progetto è andare oltre l’Udc e fondare il partito della nazione
«Sì, la mia ambizione è aprire un processo nuovo, diverso. Alfano mi attribuisce “l’idea strana” di un contenitore che tenga insieme laici e cattolici. Ma non c’è bisogno di fare gossip politico: questo è il nostro progetto da mesi. Non si tratta di fare la plastica facciale all’Udc, ma di costruire una forza più ampia, a cui ognuno mette la sua pietra».
Compreso Fini?
«È l’obbiettivo del terzo polo. C’è chi pensa a un restyling. Noi vogliamo fare qualcosa di sostanza. Certo non si fonda un partito nuovo dal mattino alla sera, non posso mica salire su un predellino a dire che non esiste più l’Udc. Ci sono processi democratici da seguire».
E Montezemolo?
«Tutti gli esponenti della società civile, se hanno la determinazione di dare il loro contributo ajla politica, non possono che essere benvenuti. Coloro che nella politica si scandalizzano o si spaventano per possibili nuovi arrivi dimostrano straordinaria debolezza. Se ce ne fossero dieci, di Montezemolo, sarebbe l’ideale. Mi auguro che vengano nel terzo polo. Ma se anche volessero correre da soli o andare in altri partiti, compreso il Pdl, sarebbe un fatto positivo. Mi pare difficile che si scandalizzi chi agli esordi ha fatto del coinvolgimento di uomini della società civile la propria bandiera».